Il culto della Madonna oropense

La vergine nera di Oropa, inserita nella nicchia del Saccello, tutt'ora, così come da secoli e secoli, accoglie i fedeli che arrivano in pellegrinaggio presso il sacro Santuario oropense. L'immagine, realizzata in legno, e alta 1,32 metri, rende omaggio alla Santa Vergine nell'istante in cui si recò, con il bambin Gesù, presso il Tempio, nel momento della sacra unzione.

Difatti Gesù porta con sé la colomba e la Maria distende l'arto destro in segno di carità, serbando all'interno della mano il denaro offertogli. Per quanto concerne il pomo dorato, esso rappresenta, con la sua croce ricoperta di pietre preziose, un orpello aggiunto successivamente alla realizzazione dell'opera. La fisionomia della statua, così come il mantello, si instaurano nella tradizione orientale arcaica. Persino il volto del Gesù, in cui si riconoscono segni di maturità a dispetto della giovane età, ricorda l'iconografia d'oriente, e più precisamente le sante icone. In base ai testi devozionali giunti fino a noi, la rappresentazione fu trasportata a opera di Sant'Eusebio, nel quarto secolo dopo Cristo, dalla propria terra d'origine, la Palestina, durante la fuga dovuta all'oppressione da parte degli ariani. Producendosi nella divulgazione della sacra icona, il Santo nascose l'opera fra le rupi della Basilica, tutt'ora conservata, realizzata nei primi decenni del 700 per opera degli autoctoni di Fontainemore, cittadina della Valle D'Aosta in cui vi permane tuttora un intenso culto dovuto alla tradizione dell'Antica Processione, e che si sviluppa, ogni lustro, fra le colline che dividono i due monti. Il drappeggio color oro e blu, la tonalità dei capelli di un giallo intenso, rendono la madonna una figura meritevole di devozione e al tempo stesso vicina all'animo dei più umili. Si è rilevato che il volto del Gesù e della Vergine non si impolverano mai con il tempo. Sono state effettuate numerose registrazioni del fatto pubbliche e alla presenza di alti chierici. È avvenuta anche una rilevazione da parte di Agostino Penna, ufficializzata. Inoltre, nel complesso statuario, a dispetto dell'antica origine, non vengono rilevate tracce di usura. Ciò viene rilevato soprattutto soffermandosi sulle condizioni di conservazione del piede scoperto che, a dispetto delle molteplici azioni di usura da parte dei fedeli, risulta perfettamente conservato. Nell'anno 1961 vennero realizzate 2 prove di trasporto, per portare la sacra effigie presso un luogo più prossimo alla città biellese. Una in direzione di Cossila, la seconda in direzione di Palungo. Entrambe le prove non riuscirono. A pochi metri dalla basilica l'effigie divenne istantaneamente molto pesante, impedendo ai trasportatori la fine dell'opera. Tornò al suo peso originario solo quando fu portata nuovamente presso la sua posizione di origine. Non è passato molto tempo da quando furono rimosse, per cause ignote, le 3 corone che la Madonna porta sopra il suo capo, segno dell'estrema devozione che ha suscitato l'immagine mariana nei secoli. Il culto dell'effigie è dal suo arrivo a Oropa molto diffuso. Molti i pellegrini giunti presso la Diocesi al solo scopo di rendere omaggio alla Madonna nera. Vi sono inoltre grandi processioni, organizzate con cadenza regolare, allo scopo di rendere un sentito omaggio alla Vergine oropense. Diversi Papi vennero a porre testimonianza della loro partecipazione al culto, tra cui Papa Giovanni Paolo II°, e in tempi più recenti, Joseph Ratzinger.