Mostra itinerante sui ricoveri montani a Oropa

Sarà visionabile per tutto il mese di ottobre, presso Sant'Eusebio, l'esposizione riguardante l'alpinismo. Una avventura la quale contemplerà l'ambiente, la cultura, e l'architettura, per una mostra allestita dal gruppo Cantieri, tramite quaranta opera di grosse dimensioni in cui si scorge il passaggio, spaziale e temporale, delle tappe principali di quella che è una storia nella storia, il racconto dell'edificazione dei ricoveri presso le Alpi, attraverso una serie di emozionanti scorci e illustrazioni, prelevati soprattutto dalla Biblioteca Cai, unitamente a scatti realizzati ai nostri giorni.

L'esposizione, itinerante, è stata montata due anni fa a Udine, mentre lo scorso anno è stata allestita a Omegna, Briga, Bergamo, Belluno, Pont St. Martin, Rodi – Fiesso, Sondrio, Trento, Longarone, e Verona. Quest'anno è stata allestita a Tarvisio, Courmayeur, Cortina, Verbania, Edolo, Mendrisio, Novara, e Bologna. Allo scopo di continuare a raggiungere i traguardi del gruppo  gli organizzatori non si sono limitati nel raccogliere i lavori e allestirli negli spazi appositi secondo una logica di fondo, ma hanno prodotto inoltre una serie di documentazioni relative alle storie associate ai ricoveri d'altura. Questo è stato effettuato in Friuli, Valcamonica, Torino, Belluno, Canton Ticino, Valtellina, e Trento. Ciò sarà fatto inoltre presso il Santuario Oropense, comprendendo una attenzione particolare nei confronti dei ricoveri biellesi, una zona montana fortemente caratterizzata da questo fenomeno. Finanziata dal Cai e dal Museo associato, oltre che dalla biblioteca nazionale, l'esposizione è stata supportata dall'Arca, dalla Fondazione Courmayeur, dall'Accademia del Trentino, dal Club alpino nazionale, e dall'ordine architetti. Durante il percorso in immagini offerto da questa mostra sarà possibile visionare una serie di illustrazioni, acquerelli e dipinti d'epoca in cui il soggetto cardine sarà il rifugio di montagna, con tutte le connotazioni estetiche associate a questo luogo. Il rifugio è ciò che ci pone a riparo dall'esterno, al tempo stesso risulta essere una struttura che ha con l'esterno un rapporto privilegiato, dovendo necessitare di questo per esistere. In queste opere si coglie soprattutto l'insieme di emozioni che questi luoghi sono in grado di donare, siti isolati lontani dall'attività umana di tutti i giorni, in cui la mente trova finalmente lo spazio, il luogo, e il tempo per pensare in libertà, svincolandosi da quelle che sono le molte necessità quotidiane e immergendosi in un mondo fatto di poche, fondamentali, cose. L'ampiezza dei panorami circostanti, associata all'esigua dimensione di questi luoghi di riparo, genera sensazioni vicine a ciò che viene definito il sentimento sublime, quello stato d'animo che ci rende impotenti nei confronti della natura ma che al tempo stesso ci eleva, ci dona emozioni uniche e irripetibili. Attraverso queste tele si rintraccia la passione evidente dell'artista nei confronti della montagna, in quanto simbolo di forza, coraggio, ed elevazione spirituale e fisica. I suggestivi paesaggi che caratterizzano l'esposizione oropense si collocano al centro di una poetica sulla montagna che non vuole celebrare unicamente l'uomo capace di raggiungere tali vette, ma anche il paesaggio in sé, nel suo statuto oggettivo, in quanto essenza silenziosa, tanto accogliente quanto ostile, simulacro della potenza della natura, della sua ineffabile bellezza. L'estetica della montagna, un tema fortemente valorizzato all'interno dell'ambiente artistico, si rivela in queste immagini in tutta la sua forza comunicatrice, in quanto simbolo di elevazione e purezza dell'animo umano.