Oropa. Le rassegne fotografiche sul passato del Santuario

Week end oropense all'insegna della cultura attraverso due eventi che ci porteranno a cento e oltre anni fa. Le iniziative cominceranno sabato di primo pomeriggio, attraverso l'evento C'era una volta a Oropa, un tour per visionare com'era il sito oropense un secolo fa, nel periodo a ridosso della prima guerra mondiale.

I documenti fotografici ottenuti grazie all'archiviazione storicistica novecentesca ripropongono al presente quel tempo in cui vi era una commistione particolare e speciale tra fede, quotidianità e lavoro, per condizioni di vita che correvano sul filo che divideva tradizione e industrializzazione, per momenti che oggi appare non scontato comprendere,. Non si utilizza più infatti la carrozza per giungere al Santuario e il sistema tranviario non esiste più, così come le oreficerie, e la figura del fotografo di strada, che vendevano immagini da utilizzare in quanto cartoline della posta, e le forze dell'ordine collocate nel posto in cui attualmente si trova il botteghino delle informazioni. Per quanto riguarda la struttura architettonica del Santuario, l'antica basilica ha perso la zona pre-sacello e anche altre parti, mentre la basilica di più recente costruzione non è più caratterizzata da colonnati parziali, e gli edifici museali hanno mutato posizione e dimensioni. Gli edifici che accoglievano i fedeli in pellegrinaggio oggi sono sicuramente più curati e la mensa pubblica non esiste da molte decadi. Sul fronte del burnel si rileva l'aumento in altezza della scalinata, mentre la zona mercatale non esiste da molto ormai. Nell'epoca in cui non esistevano i telefonini la cabina era considerata fondamentale, e all'angolo dell'antica basilica vi era un grande orologio conosciuto da tutti. L'evento successivo si colloca anch'esso ai primi anni del novecento, e ci racconta degli stabilimenti idro-terapici che riscuotevano un gran successo. Nella giornata di domenica, quindi, presso la stanza Frassati, sempre di primo pomeriggio, avverrà la spiegazione pubblica del testo, uscito per DocBi, Passare e acque nel Biellese, un documento redatto da Emanuela Romano, Anna Bosazza, Danilo Craveia, che include un racconto fotografico realizzato da Elisa Pozzo, oltre a una grande rassegna di foto antiche. Gli edifici adibiti alla idro terapia fanno parte di una complicata struttura socio culturale economica. Il comune di Biella ha rappresentato l'apripista in questo settore, sicuramente a livello nazionale, sviluppando la possibilità di una rete professionale e civica all'avanguardia, un modello per tutti in Italia ma, come evidenziano gli autori del testo, è stata una città che ha però non ha saputo cogliere fino in fondo il proprio potenziale. L'obiettivo di chi ha redatto il testo è quello di generare una discussione riguardo alla tradizione non unicamente tessile dell'area biellese, quando le fonti idriche rappresentavano un patrimonio ambito e invidiato da ogni parte d'Italia. Il centro più famoso era sicuramente quello oropense, in cui ci si introduceva tramite un percorso che attualmente è possibile vedere proseguendo in direzione del santuario, a seguito della zona caratterizzata dai declivi più ostici. La struttura architettonica del santuario rappresentava un punto di grande rilevanza turistica non solo sul fronte religioso e devozionale, ma anche quello storico artistico, come testimoniano i documenti fotografici che rilevano il grande interesse dei viaggiatori nel fermarsi in questo luogo, raggiungibile a cavallo, per quella che era una vera e propria escursione ante litteram.