I complessi scultorei e architettonici oropensi

La basilica antica di Oropa è una struttura architettonica realizzata nel XVII secolo, costruita su di una precedente base che, nel 1294, ricevette la consacrazione di Aimone di Challant, l'allora vescovo di Vercelli. Si tratta di un edificio che presenta tre navate e detiene, presso il coro, un sacello con all'interno l'effigie statuaria della Vergine Bruna.

L'ara principale ricevette invece la consacrazione, nel 1731, da parte di Carlo Vincenzo Ferrero. All'interno della nicchia della navata orientale si trova l'Ultima Cena del Lanino, invece, a occidente, si trova una ancona marmorea realizzata nel 1653 e collocata in questo luogo nel novecento. Vi si trovano inoltre le pale realizzate da Brovetto Rondo, collocate presso le nicchie perimetrali, dedicate a Santo Stefano e a San Filippo. La nicchia posta a ridosso del sacello ha al suo interno i pannelli affrescati originari della basilica di San Paolo Burcina presso Biella Vandorno, oltre a un San Bartolomeo, anch'esso affrescato, originario del priorato recante lo stesso nome, invece, la nicchia, in passato dedicata alla figura di San Giuseppe, collocata presso la navata orientale, presenta parti di pitture realizzate, nell'anno 1660, dal Genta. Per quanto riguarda il Sacello, realizzato dall'VIII al IX secolo, è citato all'interno del documento pontificio del maggio 1207, in quanto chiesa di Santa Maria, da Innocenzo III. È qui che è posta la Vergine Bruna, di origine duecentesca, realizzata attraverso stilemi della Valle d'Aosta in legno cirmolo. Decorano le pareti splendide scene affrescate, realizzate, a inizio XIV, dal Maestro di Oropa, restaurate negli anni novanta del novecento. Qui vi è la rappresentazione di figure di santi, e di fatti narranti la vita della Vergine, la venuta di Cristo e la sacra annunciazione. Significativa anche la presenza, presso il muro occidentale, dell'effigie di Re Astiage, invece, alla fine della struttura, lateralmente rispetto al loculo in cui è collocata la Madonna Nera, si trova l'effigie della Vergine del latte. Presso il soffitto del sacello medesimo, insieme alle effigi di Santo Onofrio e numerosi altri santi, si trova la rappresentazione della incoronazione della Vergine e la raffigurazione della Vergine con Gesù. La basilica grande fu invece costruita dall'anno 1885. Questa struttura è formata da una grande cupola realizzata a ridosso della seconda guerra mondiale. Il triportone bronzeo è stato realizzato da tre architetti, Virgilio Audagna, Vico Consorti, e Sergio Vatteroni di Carrara. Presso l'interno dell'edificio è considerevole la struttura circolare delle nicchie mariane. Presso il presbiterio vi è anche qui l'effigie della vergine bruna, dipinto realizzato, nel 1954, da Pietro Favaro e riqualificato nel 1997 da Fulvio Platinetti. Caratteristico il ciborio dell'ara principale, realizzato, nel 1966, da Gio Ponti. Qui vi è collocata anche un'opera di Cavalleri che narra della devozione mariana, realizzata nel 1920. Nei pressi della cripta si trovano un cospicuo numero di presepi e un complesso scultoreo che presenta opere di Francesco Barbera, Francesco De Pasquale, e Adelfo Italo Briasco. Presso l'ara principale della cripta si trova l'effigie scultorea, realizzata dal Briasco, della Vergine Pellegrina. Presso l'ingresso della Galleria dei canonici arriviamo al Museo dei Tesori, di recente apertura. All'interno della prima stanza, insieme ad altre opere, si trovano le pale realizzare dal Lanino, datate 1560 – 1565, rappresentanti un voto alla comunità biellese.